La condanna - Davide Nota

Amico mio la primavera tutto cambia
radici sensi sradica deriva
la riva la trovammo rosicchiata
i nomi dei fiori perduti appena.
Non lo aprirò quel libro di botanica,
la vita è irrimediabile, del resto...

Così a Francesco lo metteranno dentro.
Spaccio di eroina, tentata strage.
Lui dice due anni al fresco cosa vuoi che siano
non è che ci sia granché da fare in città...
Leggerò dei libri, mi porterai qualcosa?
Certo, ora però l'importante è che...

(Piange la madre sotto le lenzuola,
prega il rosario, anche se non crede.)

Mi ricordo di un racconto che scrivesti
(o forse un sogno) di te bambino
che ridevi in cima a un albero...
dovresti leggerlo, come per dire
signor giudice a parte i fatti c'è dell'altro
lo capisce che c'è dell'altro nella vita di un uomo?

«Non preoccuparti, starò bene. Grazie»

Un giorno al fiume mi dicesti sono povero
perché ho tutto mal trattato
e forse l'unico peccato è proprio questo
sciupare doni, le occasioni... (certo,
anch'io... in altro modo...).
Amico mio la primavera tutto cambia
radici sensi sradica rovina
la riva la trovammo rosicchiata
e i nomi dei fiori...

Non siamo mica nati per questo centro
di feste universitarie ed empori...
Tornare nei boschi neppure ci serve,
il silenzio è altrettanto volgare.
Le icone del niente sopra gli scooter
se ne vanno invece verso il mare
dove ridere sfacciatamente sarà
il loro modo di sentirsi gente.
Poi lo saranno sempre, e senza grida
sfacciati padroni di immobili ed aziende
o di famiglie corrose dall'invidia...
Torti nell'utile, come una garanzia
di riuscita, nell'indecente calcolo
della nostra ferita.

*

Tu, quando avrai corroso ulteriormente
la resistenza dell'umano, preparati ad uscire:
il vero mondo è lì, lì fuori.

Sopra i piloni di cemento
le scritte di un tempo
sono tutte andate via col sole.
Resta la macchia di quando cascando
pensasti: uccidetemi, al punto che sono
non sono più utile a nessuno.
L'inopportuno così tenero e sgradito
tuo modo di parlare,
chissà perché è rimasto quell'alone
proprio lì, dove tu eri.

«Non sai niente? Siediti, devo parlarti...»

In questa conca orribile di muri
solo le ombre rimangono violente
sugli stabilimenti e le ringhiere
o come epitaffi alla memoria le panchine
riportano in vita un vociare di morto
che si raggruma...
E nel parco la giostra divelta adesso
è un fosso dove prima invece un perno...

Tutto è negato a chi si muove
innamorato delle cose: non pretendere
bisogna, dimenticare in fretta...
guardarsi dalla fede, imparare
a far di conto...

*

«Noi siamo noi per loro
che sono così tanti
e tutti così loro... »
come una mosca sulla carta che l'appiccica
canticchia Augusto incrostato al bancone:
«condanna è questo stare
al margine, è il lager
della vita, che nessuna rivoluzione...»

«La vita inutile, inutile
la vita che trascorre inutilmente
e starcelo a dire a cosa serve? A dire: prima o poi...
Ma tanto prima o poi niente.»

Solo una grande esplosione (per dirla
alla Pasolini) salverà questa nazione,
o un'invasione di gentaglia, o una carestia...
Ma non lo so, ma che ne so io...
Fefo dice che bisogna essere estremamente sinceri
cioè ridere commuoversi gridare
antisociali e belli parlare
a voce alta, parlare sempre...

ascolta la poesia

(Pubblicato il 14/01/2007; plink; altre informazioni su Davide Nota)


Il PoDcast di PoEcast v1.0 - 20070218 - Vincenzo Della Mea, http://www.dellamea.it (basato su MagPieRSS)