Nascoste bene dentro il disco rigido
ci stanno sette miliardi di lettere.
Meno di settecento è quantè lunga
questa poesia, per breve che sia
non più di quel che serve per descrivere
il giorno medio di ozio e iterazione
di un normale funzionario, la cui vita
ariosamente dichiarata arriva
ai venti megabyte. Come dire
niente, ed ancora meno comprimendo
la ridondanza che ci fa uguali
nel ciclo standard dal parto alla morte,
escludendo quel bit che ci distingue
che ci fa valere un nome di file.
(Da Algoritmi, Lietocolle 2004)
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(Pubblicato il 26/12/2006; plink; altre informazioni su Vincenzo Della Mea)