Dalla confessione dell’attore e terrorista Giusva Fioravanti - Flavio Santi

Non ancora bombe le mie lentiggini.
Non ancora l'Italia del '77
quell'Italia che si affacciava
dalle antenne TV radiotrasmittenti.
Nessun odore di nafta ma solo
un bel bambino... un fiore...
Tra un formaggino e un grumo di sangue,
soprattutto se il formaggio aveva un nome
come egizio (Ramek!) non distinguevo
e non distinguo, se sono sincero.
Per me fuori è come dentro,
non distinguo, come tutto il resto,
perché mi fa abbastanza
schifo l'insieme. Sparare o
sorridere ha una sola via
come i furgoncini di latta
o le piste delle biglie:
vince in fondo chi lo vuole.
La mia cuccia è così:
frasche, pigiama, una faccia
da capanna solitaria.
M'hanno abituato così
e quando mamma mi chiamava
"Giusva!" rispondevo
con la lingua spruzzando saliva,
aprendo il fuoco.

(Da I colôrs da lis vôs, Autori vari, Colonos, 2006)

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(Pubblicato il 27/05/2007; plink; altre informazioni su Flavio Santi)


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