Girandole di gas nel vuoto concavo
che ci contiene tutti. Non c'è nessun centro e l'orlo
si cuce su se stesso. Il tempo è spazio che si espande.
Il tempo è fame e lo spazio è freddo. Abiterò
infrastrutture luminose.
Saremo più lontani, i mondi dai mondi, infiniti.
E farà più freddo, fino a riassorbirsi dentro a un buco.
Oppure si riconcentrerà fino a riaccendersi.
Ma adesso, l'attimo presente, è la capitale del Tempo.
(da Nuovissima poesia italiana, Mondatori 2004)
(Pubblicato il 04/02/2007; plink; altre informazioni su Alberto Pellegatta)