Largo Preneste - Alessio Brandolini

ad Armando Romero

Hanno cicatrici ovunque e lo sguardo che si dilata
incastrato tra le dita nude dei piedi e delle mani
lumache uscite fuori per via di questo panorama
di baracche e cartoni che circondano la marana.
Non gemano i muri crepati della vecchia fabbrica
i cadaveri nascosti qui sotto la rendono necessaria
in qualche modo si lavora ancora, si sopravvive
trovi persino i panni stesi su fili di ferro arrugginito
i fuochi con la zuppa di verdure o würstel o legumi.
molti dell’est con in faccia gli schiaffi del sole
pochi gli africani: stanno tre giorni poi scappano
perché i loro corpi
umiliati non ce la fanno a restare immobili
per via di quel sogno che ancora persiste...

Qui nell'inferno rimangono quelli che tutto
hanno perduto e nulla hanno trovato
se non le lamiere i rifiuti le porte d’aria
la marana di via Prenestina sepolta dai ruderi
dell’ex fabbrica e lì d’estate salgono su tralicci
in bilico sfidano la morte tuffandosi nell’acqua
attenti a non sbattere la testa nel basso fondale.
Sono attori poi nel tornare a galla e nel mostrare
i pochi denti cariati e sporgenti la bocca che saluta
stretta sbieca e la lingua loro mischiata a frammenti
- che Dante certo amerebbe - della lingua italiana.

(da Il male inconsapevole,Il Ramo d’Oro, Trieste, 2005)

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(Pubblicato il 17/12/2006; plink; altre informazioni su Alessio Brandolini)


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